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    Liliano Cappa: la crescita oltre il Minivolley

    Liliano Cappa, Responsabile delle formazioni Under 11 e Under 12 di Virtus Biella, racconta la sua esperienza da allenatore a contatto con le prime categorie del Settore Giovanile.

    Liliano, da quanto alleni?
    «Ho sempre allenato squadre molto giovani fino all’Under 14. Ho iniziato con i maschietti per poi passare al settore femminile. Le atlete crescono già dopo i primi mesi di allenamenti, sono contente e tornano in palestra con maggior enfasi».

    L’Under 11 è una categoria tra le più difficili…
    «Il lavoro è concentrato sulla coordinazione, la forza ancora latitante, le basi del gioco e i fondamentali, cosa non propriamente semplice. Il salto avanti dal Minivolley è complesso, si passa dal prendere la palla liberamente a un qualcosa di più specifico. Anche se la partita si gioca quattro contro quattro, se non si possiedono le basi di tecnica non si riesce a stare in campo. Senza nozioni di palleggio e bagher è impossibile giocare a pallavolo. Per non parlare della schiacciata, un “pentolone” ricco di tanti ingredienti».

    Nel lato pratico, quali soddisfazioni ti trasmette allenare queste categorie?
    «La soddisfazione maggiore sta nella crescita individuale e di squadra, nella parte tecnica e sociale che all’inizio non esiste. Le ragazzine sono abituate a giocare a Minivolley con la loro amica del cuore e tutto finisce lì. Così, quando arrivano nell’Under 11 vanno in crisi. Inizia in quel momento la gestione delle coppie. Un allenatore su questo fronte deve lavorare tantissimo».

    Cosa succede durante il salto tra il Minivolley e l’Under 11?
    «Inizialmente le ragazze rimangono ancorate agli anni precedenti, sono in un certo senso, sportivamente parlando, un poì “egoiste”, cercano la loro amica senza badare alle altre compagne di squadra. È il primo passo verso la creazione di un gruppo a cui faranno parte fino alla fine della loro esperienza sportiva, almeno nel club. Per sopperire a questo gap, di solito, si organizzano diversi tornei anche lontano da casa, ad esempio al mare. Si creano situazioni per lavorare sulla loro crescita sociale. In albergo camere separate: come dire, devono imparare anche ad aggiustarsi».

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